Il mio amico Giorgio ( Morandi)

Le nature morte di Giorgio Morandi rappresentano oggetti di uso comune, bottiglie, caraffe, vasi che visti attraverso i suoi occhi ci appaiono preziosi, avvolti da un che di magico, come se ognuno di loro potesse essere il personaggio di una storia, come se nel silenzio di una stanza potessero parlare ed iniziare a raccontare.

Giorgio Morandi cura la composizione dei suoi oggetti, ossia il loro stare ed occupare lo spazio, come un coreografo studia i movimenti dei ballerini. Le nature morte sono numerose, i soggetti sono sempre gli stessi  eppure appaiono sempre diverse, i colori mutano come i costumi di uno spettacolo teatrale e sembrano diventare una sorta di diario intimo, come se gli oggetti nascondessero anche parole e stati d’animo. Ama giocare con le forme dei suoi attori e con la luce che li colpisce, che filtra dalle finestre del suo studio in via Fondazza 36 a Bologna.

Giorgio Morandi dipinge il tempo.

Questa attenzione ai particolari, possiamo sperimentarla anche noi quando riordiniamo i nostri soprammobili cercando di dar loro una forma, una armonia che ci piace, o più semplicemente quando apparecchiamo la tavola scegliendo con cura i piatti e i bicchieri e la loro posizione. E’ il lavoro della fioraia che compone un mazzo di fiori, di uno chef che compone un piatto di alta cucina. Ogni oggetto al suo posto, per poter comunicare efficacemente allo spettatore uno stato d’animo.

Mi piace pensare che gli oggetti delle sue nature morte possano parlare, possano raccontare storie, le bottiglie alte e affusolate sono come principi oppure castelli e poi dame e cavalieri…e basta lasciarsi guidare da queste fantasie e osservare con attenzione dove sono e come sono in relazione fra loro per poter iniziare il racconto.

Proviamo a guardare ciò che ci circonda con altri occhi, immaginiamo di dare vita e parola al nostro piccolo mondo. Se questo articolo ti è piaciuto, puoi leggere ESERCIZIO D’ARTE #1, oppure lasciaci un commento.

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