Tra i nostri prodotti, abbiamo dedicato a Joan Mirò una t shirt ed un mazzo di carte.  Quello che però voglio raccontarti è perché abbiamo deciso di realizzare le magliette rappresentando un annaffiatoio…che cosa c’entra?

“Considero il mio atelier come un orto. Laggiù ci sono dei carciofi. Qui delle patate. Bisogna tagliare le foglie affinché crescano i frutti. Venuta l’ora, bisogna potare. Lavoro come un giardiniere o come un vignaiolo. Le cose maturano lentamente. (…)

Queste sono direttamente le sue parole. Egli si considerava un giardiniere dell’arte proprio perché si prendeva cura delle proprie opere come fossero germogli. Sapeva aspettare, li osservava e li lasciava maturare perché potessero essere completati e rivelare il loro messaggio.

“Il quadro deve essere fecondo. Deve far nascere un mondo. Che rappresenti fiori, personaggi o cavalli, poco importa, a patto che riveli un mondo, qualcosa di vivo.”

Mirò era un uomo schivo, di poche parole dall’aria seria e sognante insieme. Lavorava alle sue opere con grande disciplina, durante le pause leggeva di filosofia e poesia e amava ascoltare la musica in particolare Bach e Mozart. E’ stato un grande sperimentatore che durante il suo percorso artistico ha provato il linguaggio dei cubisti, utilizzato i colori sgargianti dei fauve e esplorato il mondo surrealista, realizzando opere ricche di segni e colore ricreando un equilibrio perfetto tra l’uomo che osserva e la natura osservata, un confine così sfumato che non si sa cosa appartiene all’interiorità della persona e cosa invece all’universo esterno.

“Che la mia opera sia come una poesia musicata da un pittore”.

Mirò produce le sue immagini attraverso l’osservazione, l’attenzione rivolta alle piccole cose del mondo e del sentire.

E se noi imparassimo da Mirò a diventare giardinieri di noi stessi?

Prendiamoci il giusto tempo

Coltiviamoci

Osserviamo

Approfittiamo della pausa estiva e prendiamoci cura di noi, delle nostre passioni, coltiviamole per scoprirne e riscoprirne il valore e il loro stretto legame con i desideri e i sogni, pensiamo a tutte le cose che abbiamo lasciato in sospeso…e dedichiamoci ad esse. Ho letto che ci vogliono tre mesi per instaurare una nuova abitudine….iniziamo a seminare!.

Mirò mi riporta all’attenzione, mi ricorda l’importanza del piccolo rispetto al grande e del vuoto rispetto al pieno. Così, per le prossime settimane, voglio immaginare di avere una macchina fotografica e modificare il filtro della percezione della realtà per mettermi a caccia almeno una volta al giorno del bello che mi circonda.

 Duke Ellington scrisse un blues dedicato a Joan Mirò

Ascoltalo

https://www.youtube.com/watch?v=0CZWq0YiM_U

Prenditi il tempo

Chiudi gli occhi

Balla

 

ed ecco che l’arte entra nel quotidiano….