Un gruppo di signori molto chic

in un parco organizza un bel picnic.

Il cibo è buono e la giornata è bella,

quando una donna brunetta e grassottella

all’improvviso si è tutta spogliata

restando nuda, più o meno come è nata.

Che fanno quei signori un po azzimati?

Credete forse che sian scandalizzati?

Macchè son tolleranti e allegrotti

san stare al mondo, mica son bigotti.

“Cara signora fa un bel caldo, neh?

vuole un gelato o facciamo un buon caffè?”

(tratto da Arte per le Rime, Marco Dallari, ed. Artebambini)

PICCOLA BIOGRAFIA

Edouard Manet nasce a Parigi il 23 gennaio 1832 e muore il 30 aprile 1883. Appartiene ad una famiglia borghese  e si interessa all’arte e alla pittura sin dalla giovane età. I suoi genitori disapprovavano la sua passione; nonostante questo, Manet riesce a studiare presso la scuola d’arte di Parigi, comprendendo le tecniche pittoriche dei vecchi maestri e artisti d’Europa.

Per tutta la vita Edouard Manet è costretto a lottare per imporre la sua visione della pittura e della missione del pittore. A modo suo è un realista, il suo programma, tracciato con grande lucidità nei primi anni di studio, è “essere del proprio tempo e dipingere ciò che si vede, senza lasciarsi turbare dalla moda”.

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IL SUO PUNTO DI VISTA

La pittura di Manet è decisamente moderna, sul piano della visione rispetto a quella del passato. Tuttavia, questo progresso non fu compreso proprio dal mondo accademico del tempo, al quale in realtà Manet si rivolgeva.

Fu invece compreso da quei giovani pittori, gli impressionisti, anche loro denigrati e rifiutati dal mondo ufficiale dell’arte. Nei confronti degli impressionisti Manet ebbe sempre un atteggiamento distaccato. Partecipava alle loro discussioni, ma non espose mai ad una mostra di pittura impressionista. Egli, tuttavia, non rimase impermeabile allo stile che egli stesso aveva contribuito a far nascere. Dal 1873 in poi, sono evidenti nei suoi quadri le influenze della pittura impressionista. Egli, tuttavia, conserva sempre una maggior attenzione alla figura e continuerà sempre ad utilizzare il nero come colore, cosa che gli impressionisti non fecero mai.

Manet disegna i soggetti senza la traccia di un disegno sulla tela ma solo utilizzando il pennello intriso di colore, ispirandosi per questa tecnica ai grandi artisti del passato.

Tra tutti i pittori dell’Ottocento francese, Manet è quello che più ha creato un cambiamento con l’arte precedente.

Dopo di lui la pittura non è stata più la stessa.

E la sua importanza va ben al di là del suo contributo alla nascita dell’impressionismo.

……Si racconta che intorno al 1880 un noto banchiere, grande intenditore d’arte commissionò a Manet una natura morta, un mazzo di asparagi. Chiese il prezzo e Manet domandò ottocento franchi. Il cliente gliene diede mille, dicendo che, per un dipinto, non era abituato a pagare di meno. Come sdebitarsi in maniera elegante? Manet era un uomo di mondo, spiritoso, divertente, le sue battute ironiche facevano il giro di Parigi. Così dipinse un solo asparago e lo inviò al cliente con un biglietto “Ne mancava uno al vostro mazzo”.
Il dipinto “L’asparago” è custodito a Parigi al Musée d’Orsay mentre quello raffigurante un mazzo d’asparagi si trova a Colonia presso il Wallraf-Richartz-Museum

CURIOSITA’

Questo è il mio dipinto di Manet preferito…..in assoluto.

Il titolo è Il bar delle Folies-Bergère (Un bar aux Folies Bergère), è stato realizzato nel 1881-1882 ed è conservato al Courtauld Gallery di Londra. E’ considerato il testamento di Manet, la cui firma compare nella bottiglia rossa a sinistra sul bancone.

La barista Suzon ha occhi tristi, sguardo assente, le sue mani appoggiate al bancone del bar, mentre attorno a lei tutto gira vorticosamente: il fumo del locale, le chiacchiere e le risate, i fiumi di assenzio, la musica.

Suzon osserva ciò che accade nel vasto salone delle Folies Bergères, un locale alla moda di Parigi aperto nel lontano 1880. I suoi capelli biondi, elegantemente raccolti dietro la nuca, lasciano intravedere il bellissimo ovale del volto, lievemente arrossato dal calore.

Suzon non rinuncia ad indossare l’abito più bello che ha e a sfoggiare i suoi gioielli: un ciondolo appeso al collo da un nastro nero, i due piccoli orecchini, il bracciale rigido sull’avambraccio. Alle sue spalle, uno specchio riflette la vivacità della folla e il volto di un uomo che la ragazza sta servendo.

La sottigliezza psicologica dell’opera ci trasmette un messaggio: un grande rammarico per l’inesorabile scorrere del tempo.

Passano gli anni e le stagioni, la vita trascorre sotto i nostri occhi, spettatori di un’esistenza che non sempre va come vorremmo. Forse anche Suzon sognava un avvenire diverso…

Quegli occhi dicono tutto, raccontano di sogni svaniti e di speranze attaccate ad un filo. Suzon instaura con lo spettatore un sottile dialogo muto, fatto di un incrocio di sguardi. In mezzo a tanto rumore, vero protagonista diventa il silenzio.

In alto a sinistra le gambe di un acrobata a sottolineare il continuo ‘stare in equilibrio’ fra il dovere e il desiderio.

E qual’è il tuo quadro preferito?

Scrivicelo e noi lo pubblicheremo!