I funerali dell’anarchico Galli
Carrà assiste al funerale nel 1904 e ne rimane turbato. “Fortemente impressionato, appena tornato a casa feci un disegno di ciò a cui ero stato spettatore.”

piccola biografia

Carlo Carrà nasce a Quargento (provincia di Alessandria ) l’ 11 Febbraio 1881. A causa della prematura morte della mamma e delle ristrettezze in cui venne a trovarsi la famiglia viene messo a bottega da un imbianchino del paese a soli 12 anni e si guadagna da vivere come stuccatore e decoratore anche dopo il trasferimento a Milano nel 1895.

Il tempo libero lo trascorre a fare paseggiate nella campagna e trascrivere sul goflio ciò che vede. Ricopre le pareti di casa con i suoi disegni:

“le pareti di casa, tutt’intorno al cortile, i muri esterni erano istoriati dai miei sgorbi eseguiti con ogni sorta di materiale che mi potesse venire alle mani; tutto serviva allo scopo: matite, braci spente raccolte dal camino domestico, colori portati via all’imbianchino del paese, così alla fine da costringere mio padre ad intonacare apposta per me le pareti del solaio perchè io potessi sbizzarrirmi là a piacere, salvando il resto dell’abitazione.”

Nel 1899-1900, si trasferisce a Parigi per parecchi mesi per decorare i padiglioni dell’Exposition Universelle. Qui scopre i grandi pittori, entusiasmandosi per Edouard Manet, Pissarro,Renoir, Paul Cezanne, Sisley, Claud Monet e Paul Gauguin, legge molto, si avvicina ai gruppi anarchici  e studia le opere di Karl Marx e Michail Bakunin.

Grazie alla sua continua ricerca artistica, Carlo Carrà è ricordato come uno dei massimi esponenti delle avanguardie italiane, dal Futurismo alla Metafisica.

il suo punto di vista

IL PERIODO FUTURISTA

Un mattino di febbraio del 1910, Carrà, Boccioni e Russolo dopo aver incontrato Marinetti , si riuniscono in un caffè di porta vittoria a Milano e compilano un manifesto dedicato agli artisti emergenti dell’arte italiana, per invitarli “ a scuotersi dal letargo che soffocava ogni più legittima aspirazione”

Fino al 1914 Carrà si dedica alla causa Futurista, non solo dipingendo , ma anche tenendo conferenze e viaggiando. A Parigi conosce i grandi gli artisti del tempo dai quali prende ispirazione.

Se vuoi approfondire il pensiero di Carrà clicca questo link La pittura dei suoni, rumori e odori 1913

Il testo è molto interessante e ricco di spunti utili!

IL PERIODO METAFISICO

Mentre in Europa scoppia la seconda guerra mondiale, Carrà non crede più che il Futurismo possa fornire le risposte giuste ai problemi dell’arte italiana e così si mette a studiare. Approfondisce Giotto e Paolo Uccello e da qui nasce un nuovo pensiero.

Richiamato sotto le armi nel 1917, Carrà viene ricoverato in un ospedale a Ferrara dove incontra Giorgio De Chirico dando vita al suo periodo metafisico. Nelle sue opere pone l’attenzione alla quotidianità delle cose.

“ Sono le cose ordinarie a rivelare quelle forme che ci dicono uno stato superiore dell’essere”

Carrà afferma che ciò che sta alla base dell’arte di casa nostra non va messo in contrapposizione con la tradizione moderna. Anzi, è proprio partendo da lì che si può concretizzare l’operazione di interpretazione del reale mediante la creazione di un modello classico, arcaico o addirittura mistico, naturalmente in un contesto di modernità e che alla modernità attinge in misura inesauribile e copiosa.

A confronto due opere che hanno lo stesso soggetto, realizzate in due periodi di ricerca differenti

Carrà ha intrapreso nella sua vita una lunga ricerca espressiva, sempre in confronto con il passato e la voglia di costruire un nuovo universo pittorico che unisca l’antico e il moderno.

Negli anni successivi al periodo metafisico egli indirizza la sua ricerca alla semplificazione dell’immagine. Inizia un nuovo periodo e una nuova ricerca. Rappresenta paesaggi, vive a lungo a Forte dei Marmi dove dipinge fino a 300 quadri che rappresentano la spiaggia, i capanni dei pescatori, la banchina…

Carlo Carrà dipinge una realtà nutrita di malinconia, solitudine e memoria dando vita ad atmosfere sospese…senza tempo donando eternità agli elementi delle sue opere regala un grande senso di pace.

Questo stile rimane caratteristico della pittura di Carlo Carrà per tutto il resto della vita.

Nel 1962 a Palazzo Reale a Milano viene allestita una mostra antologica della sua opera.

In seguito ad una malattia fulminante, Carrà muore il 13 aprile del 1966

curiosita’

Da una intervista a Massimo Carrà, figlio di Carlo e studioso della sua arte, realizzata nel maggio del 2003, nel corso della mostra allestita alla Pinacoteca provinciale di Potenza

Il ricordo più significativo di mio padre è quello del costante intrecciarsi dei tre versanti principali della sua attività: la pittura, il disegno e la scrittura. Quest’ultima, infatti, rappresentava una sorta di quotidiano complemento dell’attività pittorica, uno strumento imprescindibile per metterne in luce il senso ultimo e i problemi inerenti.

La pittura per mio padre rappresentava lo strumento per cogliere il complesso rapporto che lega l’uomo al mondo. L’artista infatti è in grado, attraverso un’operazione mentale, non tanto di riprodurre l’apparenza fisica della realtà naturale, ma di creare una “cosa nuova”, un’entità che è lo specchio, appunto, della profonda relazione fra l’uomo e il mondo. La sua ricerca si sviluppava a partire dall’osservazione attenta del dato oggettivo, per coglierne le pulsioni immediate, a cui seguiva una paziente rielaborazione mentale affidata alla memoria e alla fantasia.

Nel video che segue Carlo Carrà da un consiglio ai giovani pittori italiani.