Fotografare l’assenza

Vediamo la realtà attraverso l’occhio del telefonino, la parola selfie è entrata nel linguaggio comune, la nostra vita può essere costantemente documentata….
si può pensare di fotografare l’assenza, il vuoto?

La mattina amo leggere il giornale online mentre bevo un caffè, solitamente gironzolo tra vari siti di informazione, ma in particolare c’ è una rubrica su Repubblica che si chiama “La prima cosa bella” di Gabriele Romagnoli che mi piace particolarmente. Sono poche righe ma ricche di spunti e riflessioni e quella di mercoledì scorso ho voglia di condividerla con te.

La provocazione nasce da un racconto di Calvino in cui il protagonista fotografa l’amata in modo ossessivo, fino a fotografarne l’assenza. “Questo dovremmo fotografare, nell’epoca dei selfie e di Instagram, delle pose spossanti e del “presentart”: l’assenza. Fotografare il letto vuoto e la traccia sul cuscino, la sedia spostata, il guanto dimenticato, la porta chiusa, l’idea che avevamo di noi e quella che cerchiamo per come essere domani, il desiderio senza oggetto, il non realizzato e il realizzabile.”

Se vuoi leggere la rubrica intera clicca qui.
Moira Ricci

C’è chi l’ha fatto.

Una fotografa contemporanea Moira Ricci è partita proprio da un vuoto, da una mancanza, per realizzare le sue foto.

Nel 2004 la fotografa ha perso improvvisamente sua madre. La fotografia diventa così lo strumento per elaborare il lutto.

Da questo evento è nata una serie di opere intitolata “20.12.53 – 10.08.04” attraverso le quali l’artista ha creato una sorta di dialogo, di intreccio tra passato e presente. In queste foto l’artista ha inserito dei suoi autoritratti nelle foto d’archivio della madre. Compare perfino in quelle della madre appena nata, con l’intento di avvisarla di quello che le sarebbe successo, come per recuperare tutto il tempo perduto.

Moira Ricci

“Continuavo a guardare le sue foto, volevo solo entrare lì per stare con lei. Mi sono inserita nel modo più preciso possibile per rendere verosimile il mio sogno di poterle stare ancora accanto, di recuperare il tempo perso e proteggerla” così descrive il suo lavoro Moira Ricci.

E’ un vuoto che si riempie.

E’ un modo per ricucire le ferite.

Anche in questo caso l’arte ci aiuta a dare voce ai nostri sentimenti, ci sprona a trovare una soluzione, diventa strumento.

Qui puoi trovare altre foto e informazioni su Moira Ricci

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